venerdì 21 febbraio 2014

INDUSTRIA PLASTICA STATUNITENSE AL TOP

Una recente indagine della SPI (Society of the Plastics Industry) mostra la costante crescita dell'industria statunitense delle materie plastiche dal 2008-2009, mostrando i primi segnali di ripresa fin da subito dopo il periodo di recessione. Nonostante il costante incremento dei quantitativi per l'aumento dell'occupazione, a livello nazionale, si è dovuti attendere il 2013. L'industria di settore è stata pioniera nella ripresa e questi risultati positivi deriverebbero anche dal forte carattere innovativo del comparto e dall'espansione dei suoi orizzonti di mercato, oltre all'avvento del gas naturale che consente un notevole risparmio sulla spesa energetica e sugli approvvigionamenti. Nel 2012 l'industria statunitense delle materie plastiche ha dato lavoro a 892 mila addetti in poco meno di 16 mila stabilimenti, crescendo (dal 1980) dello 0,1% l'anno, risultato migliore di quanto abbia fatto il manifatturiero in genere.
Le esportazioni hanno registrato un valore di oltre 373 miliardi di dollari e il consumo di beni in plastica è aumentato del 5,6% all'anno, passando da 237,6 miliardi di dollari nel 2011 a 251 nel 2012. Messico, Canada e Cina sono i tre principali mercati di destinazione dell'export a stelle e strisce. Gli investimenti in attrezzature e macchinari hanno invece raggiunto i 9,6 miliardi di dollari. A sostegno di tale trend positivo il buon andamento del settore edile (tra i principali utilizzatori di materiali plastici per rivestimenti, pannelli isolanti, infissi ecc.), per cui si prevede nel 2014 l'avvio di oltre 800 mila cantieri residenziali. Infine, molto bene anche il settore auto: per la prima volta dal 2007 quest'anno le vendite di veicoli leggeri supereranno i 16 milioni di unità, grazie agli investimenti in formazione e tecnologia.

POSITIVO TREND PER L'IMBALLAGGIO FLESSIBILE

Un recente studio della società di consulenza Markets and Markets conferma che nel 2012 il mercato mondiale del film e delle lastre polimeriche ha raggiunto un valore di 112,4 miliardi di dollari e le previsioni per il quinquennio 2013-2018 mostrerebbero un incremento annuo del 4,4%.
Film estensibile
Le principali applicazioni sono l'imballaggio alimentare (+5.2%), il film da serra agricolo. Per quanto riguarda i materiali, il PE rimane in assoluto il polimero maggiormente impiegato, mentre il PP (in particolare biorientato) sta lentamente guadagnando quota soprattutto nel comparto del packaging.
In termini geografici, Cina e India sono i principali consumatori di tali manufatti, mentre nei mercati già maturi la crescita della domanda di prodotti standard sembra rallentare, a favore, però, di quelli più performanti come i film barriera e speciali.

giovedì 13 febbraio 2014

CHIMICA VERDE, PASSO IN AVANTI PER IL DISTRETTO DI PORTO MARGHERA

Dopo l'accordo siglato nei giorni scorsi con Elevance Renewable Science, Versalis ha raggiunto un'intesa con le organizzazioni sindacali sull'avvio del progetto di trasformazione per il rilancio del sito di Porto Marghera. Il progetto è parte integrante della strategia di Versalis, che punta a sviluppare nuove iniziative per la chimica verde, e  ottimizzare l'esposizione sulle commodity. In questo contesto, il suo stabilimento a Porto Marghera continua a mantenere una posizione geografica di primo piano, che beneficia della vicinanza con il mercato del Nord Europa e del collegamento integrato con gli altri siti della società a Mantova, Ferrara e Ravenna.

I circa 200 milioni di euro di investimento verranno indirizzati sia all'ottimizzazione dell'impianto di cracking e al riassetto delle utility, con significativi risparmi energetici, sia alle nuove iniziative nella chimica verde. Quest'ultima, di cui l'accordo con Elevance è parte integrante fondamentale, prevede lo sviluppo e l'industrializzazione, con impianti di scala mondiale primi nel loro genere, di una nuova tecnologia per la produzione di bio-intermedi chimici da oli vegetali destinati a settori applicativi ad alto valore aggiunto. Tale programma d'investimento comporta l'arresto per sei mesi del ciclo cracking/aromatici, così da fare fronte all'attuale congiuntura negativa del mercato e ottimizzare il bilancio di materia del sistema industriale Versalis, senza creare impatti sulle produzioni a valle di Mantova, Ferrara e Ravenna.

LIMITI DELLA CHIMICA VERDE:
Bisogna tenere presente però che non è possibile utilizzare le fonti rinnovabili ad un ritmo più veloce rispetto al tempo necessario per la loro rigenerazione: se, per esempio, un qualsiasimateriale plastico venisse ricavato da vegetali e prodotto ad un ritmo più veloce di quanto i vegetali stessi (che in questo caso sono la materia prima) riescano a rinnovarsi, col passare del tempo non si potrebbe più produrre il tal materiale plastico e si perderebbe irrimediabilmente la risorsa vegetale primaria. Altro aspetto da tenere presente è quello di evitare di incentivare lo sviluppo fuori controllo della monocoltura (es.: per la produzione di biodiesel e/o bioetanolo), che può arrecare seri danni agli ecosistemi, agli equilibri biologici e sociali di intere zone del pianeta.
Per far in modo che la Chimica verde e l'utilizzo di fonti rinnovabili continuino ad essere positivi e siano una buona soluzione al problema dell'inquinamento, questi devono andare di pari passo ad una progressiva riduzione dei consumi energetici e di materiali, sia da parte delle industrie che da parte dei consumatori. (Fonte: Wikipedia)

martedì 11 febbraio 2014

FILM BIODEGRADABILE DA PACCIAMATURA

L'azienda italiana che detiene il brevetto Mater-Bi ha presentato al Fruit Logistica di Berlino un telo in bioplastica da utilizzare per la pacciamatura durante la coltivazione delle fragole.
La biodegradabilità certificata e assicurata da Novamont consente di lasciare il telo nel suolo andando ad evitare costi di rimozione e smaltimento; l’attività dei microrganismi provoca la mineralizzazione completa del polimero e la successiva trasformazione in anidride carbonica ed acqua.

Tradizionale telo da pacciamatura

“Questo nuovo telo in Mater-Bi per la pacciamatura della fragola e di altre specie assimilabili rappresenta una vera rivoluzione per una coltura così strategica per l’ortofrutticoltura nazionale ed internazionale - nota Alessandro Ferlito, Responsabile Commerciali di Novamont -. Nasce dallo strenuo lavoro di ricerca nel quale Novamont è costantemente impegnata e che ha permesso negli anni lo sviluppo di prodotti biodegradabili e compostabili altamente innovativi che contribuiscono ad ampliare le opportunità di crescita per un’agricoltura a basso impatto ambientale”. Per ora si parla di innovazione e qualità del prodotto, il mercato poi detterà il prezzo di questo nuovo materiale.

Le minacce al riciclo da parte di questo nuovo materiale

In primo luogo sarà di competenza dei coltivatori andare ad individuare il telo biodegradabile da quello non bio, evitando la raccolta assimilata di telo biodegradabile da quello in plastica tradizionale. In caso contrario una errata selezione alla fonte comporterebbe un maggior grado di contaminazione del materiale che rischierebbe, per ragioni di costi, non essere più gestito dalle aziende di riciclo. In secondo luogo, un materiale "nuovo" biodegradabile, la cui produzione ha necessitato l'impiego di risorse naturali, non potrà più essere recuperato e quindi riciclato e re-introdotto nel mercato dei beni di consumo. Il ciclo di recupero e riutilizzo andrebbe quindi ad interrompersi favorendo invece il circolo "vizioso" dell'usa e getta e non dell'usa e recupera come chiesto dalla Commissione Europea a gran voce a tutti gli Stati Membri.

mercoledì 5 febbraio 2014

UNINDUSTRIA TREVISO CHIEDE LA RIVALUTAZIONE DEGLI IMPEGNI IN MATERIA DI CAMBIAMENTI CLIMATICI

In un territorio a forte indirizzo manifatturiero la confederazione rappresentante la maggior parte delle aziende industriali del trevigiano chiede a gran voce al Ministro dell'Ambiente Andrea Orlando la rivalutazione degli impegni vincolanti in materia di lotta ai cambiamenti climatici (target 40%), soprattutto senza un preventiva verifica degli impegni che saranno adottati dagli Stati Uniti e dalle economie emergenti (in particolar modo Cina e India nella Conferenza Intergovernativa che si terrà a Parigi nel 2015).

In altri termini, Unindustria Treviso, tra le prime Confindustrie d'Italia per dimensioni e società rappresentate, vede con allarme il provvedimento della Commissione Europea riguardante l'intenzione di innalzare ulteriormente gli impegni vincolanti di riduzione delle emissioni. In questo caso una riduzione delle emissioni di CO2 comporterebbe un venire meno della competitività delle imprese italiane. Questa battaglia contro il provvedimento della Commissione Europea è condivisa da altri Paesi dell'Unione Europea in cui le imprese del territorio hanno dimostrato da tempo una costante attenzione alle tematiche ambientali, compiendo rilevanti investimenti nel ciclo produttivo e nell'offerta di prodotti green. Questo impegno, con l'approvazione del nuovo provvedimento Europeo, verrebbe galvanizzato.

Più nello specifico Confindustria ha illustrato al Ministro i rischi che potrebbero derivare dall'adozione di obiettivi vincolanti su fonti rinnovabili ed efficienza energetica, generando incentivi distorsivi rispetto alla reale efficacia delle singole tecnologie, con gravi impatti sul costo dell'energia elettrica e del gas naturale, penalizzando l'intera catena manifatturiera. 

Fonti:

lunedì 20 gennaio 2014

GRUCCE NELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

Dal 1° gennaio 2014 le grucce in plastica saranno conferite dai cittadini nella raccolta differenziata insieme agli altri imballaggi in plastica, anche in presenza del gancio in metallo, mentre le grucce in metallo (quelle in “filo di ferro” generalmente utilizzate da lavanderie e stirerie) andranno conferiti assieme agli imballaggi di alluminio e acciaio.
Dopo i piatti e i bicchieri di di plastica ora si aggiungono anche le grucce nella nostra raccolta differenziata. La novità, promossa dal CONAI per rispettare le nuove direttive europee in materia, riguarda solo le grucce acquistate insieme agli indumenti e non quelle che si comprano separatamente.




Fonte:

A-zeta

Rifiuti in plastica: il Parlamento europeo chiede a gran voce l'incremento del riciclo

Il Parlamento di Strasburgo ha approvato una risoluzione che invita a considerare i rifiuti in plastica non più come semplici "scarti" ma come una risorsa da destinare al recupero e al riciclo, chiedendo alla Commissione europea di elaborare al più presto una strategia organica, severa e stringente per ridurre la loro dispersione nell'ambiente.

L'obiettivo è di portare all'80% il recupero della plastica in circolazione rispetto all'attuale 25%. Per fare questo gli eurodeputati si sono espressi in favore dell'esclusione dal mercato, entro il 2020, delle plastiche potenzialmente nocive alla salute e dei sacchetti usa-e-getta e per un aggiornamento complessivo della normativa sul packaging.

L'eurodeputato italiano e relatore del provvedimento, Vittorio Prodi, aggiunge: "Oggi abbiamo dichiarato di voler cambiare le nostre cattive abitudini e di assumerci la piena responsabilità dei nostri prodotti, dal momento in cui vengono realizzati fino al loro smaltimento finale. Recuperando e riciclando il più possibile, chiudiamo il cerchio e diamo finalmente un senso compiuto al concetto di 'economia circolare'. Questa strategia contribuirà a ripulire i nostri mari e le nostre terre, creando, nello stesso tempo, più opportunità di lavoro".

Secondo gli europarlamentari, rendere più specifica e stringente la legislazione europea potrebbe condurre, ogni anno, al risparmio di 72 miliardi di euro e alla creazione di oltre 400.000 posti di lavoro da qui al 2020.

Fonte:
GreenBiz, Ansa, Euronews            

martedì 10 dicembre 2013

FISCO ED ECCESSIVI COSTI ENERGETICI MINACCIANO IL RICICLO DELLA PLASTICA

Impianto di triturazione della plastica
Raccolta differenziata e riciclo industriale della plastica e degli altri materiali girano a due velocità totalmente differenti. Mentre la prima, guidata da logiche burocratiche e di poteri pubblici, stenta a decollare il secondo è un settore all'avanguardia in Italia che lo rendono unico in Europa: siamo primi infatti in alcuni ambiti strategici quali il recupero industriale di metalli, carta, plastica, vetro, legno, tessili, gomma, principalmente derivanti da superfici private quali industrie, centri commerciali, magazzini e attività artigianali. 

Estrusione della plastica riciclata

Stando ai dati del Rapporto Green Italy di Unioncamere, su 163 milioni di tonnellate avviate a recupero industriale in Europa, 24,1 sono quelle della sola Italia, più della Germania (22,4 milioni). Aggiungendo alla lista dei rifiuti recuperati anche quelli chimici, i fanghi e alcune altre tipologie (ad esclusione di minerali e vegetali), l'Italia ottiene comunque un 2° posto, stavolta alle spalle della Germania. E' questo il quadro dell'Italia che recupera emerso tracciato dal nuovo dossier del Gruppo Hera, dedicato proprio al legame tra filiera del recupero e green economy.
A minacciare questa eccellenza ci stanno pensando alcune politiche illogiche portate avanti dagli attuali governi italiani in termini di elevati costi di approvvigionamento dell'energia elettrica e rincaro fiscale sull'attività di impresa.

Fonte originaria dell'articolo:
http://www.ingegneri.info/hera-l-italia-del-recupero-nell-industria-caso-unico-in-europa_news_x_20151.html

L'EUROPARLAMENTO VUOLE INCREMENTARE IL RICICLO DELLA PLASTICA

Dopo gli annunci di questi mesi l'Europa prova a cambiare rotta facendo approvare nei giorni scorsi dalla commissione Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare dell'Europarlamento una proposta di risoluzione per il varo di una nuova strategia comunitaria in materia di riciclo della plastica.

Europarlamento durante una seduta 
In primo piano, c'è la necessità di una apposita normativa dell'Ue. A questo proposito è da sottolineare che circa il 40% dei rifiuti proviene dagli imballaggi e che senza una revisione della Direttiva in materia, risalente ormai al 1994, non si è in grado di affrontare il problema. La relazione approvata punta, quindi, all'introduzione di norme sulla progettazione ecologica che consentano la raccolta e la cernita dei rifiuti per un riciclaggio efficiente, utilizzando nuove tecnologie come infrarossi ed etichettature specifiche e materiali riciclabili. I consumatori devono essere in grado di sapere se la plastica che acquistano è riciclabile, compostabile, biodegradabile o recuperabile, al fine di facilitare il processo di cernita. L'eurodeputato Andrea Zanoni, membro della Commissione, ha sottolineato l'importanza della proposta di risoluzione: «Si tratta di un documento di fondamentale importanza per il futuro ambientale dell'Unione, con al centro l'impegno di rendere realtà gli imperativi di riciclare la plastica e andare verso la dismissione delle discariche».(Energia24)

mercoledì 4 dicembre 2013

NUOVA RISOLUZIONE UE SUL RICICLO DELLE PLASTICHE

E’ stata approvata il 27 novembre scorso dalla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo la risoluzione su “una strategia europea per i rifiuti di plastica nell’ambiente”, dove si chiedono interventi per il contenimento e la riciclabilità dei rifiuti in materiale plastico.
La risoluzione, nonostante non sia ancora vincolante per mancanza di delibera del Parlamento Europeo, è di notevole importanza in quanto per la prima volta viene sottolineata nell'emiciclo di Strasburgo la necessità che la normativa dell'UE sui rifiuti di plastica definisca: 

- obiettivi specifici per la raccolta e la cernita nonché criteri obbligatori per la riciclabilità (chiarendo le distinzioni tra riciclaggio meccanico/organico e recupero/incenerimento, con l'intento di raggiungere una percentuale di plastica riciclata pari almeno al 75% entro il 2020);

- un'etichettatura specifica dei materiali che informi i consumatori in merito alla riciclabilità meccanica od organica degli stessi e, infine, criteri per la sostituzione dei prodotti di plastica monouso o caratterizzati da un ciclo di vita breve con materiali riutilizzabili e più duraturi;

- ritiene che le plastiche più pericolose, ovvero le più dannose per la salute umana e per l'ambiente (come le microplastiche e le plastiche oxo-biodegradabili), e quelle che contengono metalli pesanti, altresì in grado di rendere più difficoltosi i processi di riciclaggio, debbano essere gradualmente eliminate dal mercato oppure direttamente messe al bando il più presto possibile entro il 2020; 

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martedì 26 novembre 2013

TURNING PLASTICS SCRAP INTO OIL: THREAT OR OPPORTUNITY?

Petrogas is currently constructing its first system for the conversion of scrap plastics into oil. This three-line installation at Grossenhain in Germany will have an annual capacity of 15000 tonnes and comes with a price tag of roughly Euro 24 milion. This is a steep downpayment - but on a "rather lucrative" enterprise, says the company's sales director Edwin Hoogwerf. "Production costs are about 27 Euro cents per litre provides a healthy margin". 

This approach comprises a shredding process, followed by purification, melting and vaporisation. The vapour is subsequently collected and cooled, resulting in several types of oil - although diesel oil is said to be the "key product".

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martedì 19 novembre 2013

SHOPPER: POSIZIONE OPPOSTE DOPO LA MESSA AL BANDO

La proposta della Commissione Europea di limitare la produzione e vendita di sacchetti leggeri monouso in plastica attraverso un emendamento alla Direttiva Imballaggi (94/62/CE) è stata accolta con favore dagli ambientalisti e, con alcuni distinguo, dalla filiera delle bioplastiche. Non è invece piaciuta ai produttori tedeschi di packaging in plastica e alla federazione europea dei trasformatori, EuPC.

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martedì 15 ottobre 2013

STOP BURNING YOUR MONEY!

There were shouts of ‘Urgh!’ and ‘That’s disgusting!’ this week in Lyric Square, along with stares from inquisitive residents doing their shopping and workers on their lunch breaks, as they passed a six-foot tall box filled to the top with rubbish.
The clear, plastic box stood in the square on Tuesday and contained waste collected from the rubbish bins and off the street in a half a mile stretch between Hammersmith Broadway and Hammersmith Town Hall in King Street.
Street cleaners from Serco, the council’s contractor, had to only make two visits to the box before it was completely full.
Around 30 bags were put into the box over an eight hour period to show how much rubbish is thrown away every day and to demonstrate that the majority of it could actually be easily recycled – if the right items, like drinks’ cans, plastic bottles and newspapers, had been put in the correct bin.
Officers from the council were on hand to speak to residents and listen to their suggestions on how to get more people recycling correctly, as well as hand out leaflets reminding people what items they can and can’t recycle.


For more information on the campaign visit www.lbhf.gov.uk/cleanest and to find out what you can and can't recycle, visit www.lbhf.gov.uk/recycle.

lunedì 14 ottobre 2013

PUBBLICATE LINEE GUIDA COMUNI PER IL RICICLO DELLA PLASTICA

Con piacere pubblichiamo un articolo uscito su Ambientequotidiano.it riguardante la mancanza di un modello universale per il riciclo delle materie plastiche. Questo gap è stato colmato dalla relazione congiunta tra L’Istitute of Scrap Recycling Industries (ISRI) el’Association of Postconsumer Plastic Recyclers (APR). 

Qui sotto parte dell'articolo, per leggerlo tutto cliccate qui:

Il settore del riciclo della plastica è da sempre caratterizzato da problemi di eterogeneità. È mancato un modello unico che standardizzasse le procedure operative da adottare da parte delle aziende operanti in tale ambito. Questa situazione oggi trova una soluzione grazie al modello elaborato dalla task force attraverso un modello efficiente e facile da applicare.
Individuando una serie di norme–quadro riferibili al settore, il documento prodotto dalla task force, affronta dunque la spinosa questione dell’eterogeneità dei rifiuti differenziati e delle materie seconde, ovvero materie di scarto ricavate dal processo di riciclo che possono essere reintrodotte nuovamente nei processi produttivi.
A testimoniare la soddisfazione dei risultati vi è la dichiarazione del presidente dell’ISR Robin Wiener, il quale ha dichiarato: “ Con la messa a punto di norme specifiche adesso tutti nel settore del riciclo di materie plastiche parleranno la stessa lingua. È la prima volta che una collaborazione di questo tipo individua parametri capaci di mettere d’accordo acquirenti e venditori.”
Fonte: ambientequotidiano.it

venerdì 11 ottobre 2013

Riciclo plastica: CARPI se ne occupa

Il valore della filiera del riciclo della plastica è CARPI che lo rappresenta e lo difende. Si tratta del maggior consorzio nel settore imballaggi terziari, ha 33 aziende associate e Gianfranco Picinali, il presidente, già anticipa che ci saranno new entries interessanti. E avvisa l’Italia: “Se vogliamo raggiungere gli obiettivi comunitari le cose dovranno gradualmente cambiare. Ci vuole una liberalizzazione nel nostro settore”.

Leggi l'intervista su: Ideegreen


EUPC CHIEDE MESSA AL BANDO DEGLI OXO

La plastica degradabile o oxo-degradabile è una normale resina - tipicamente polietilene - additivata con sostanze che inducono la rottura della catena molecolare favorendo la frammentazione e successiva biodegrazione del polimero. Il processo avviene in tempi più lunghi (da qualche mese a qualche anno) rispetto a quelli fissati dalla norma EN 13432 sulla biodegradabilità e compostabilità degli imballaggi (90 giorni), ma inferiori a quelli "naturali" del materiale (decine o centinaia di anni).
Questa soluzione, declinata in prodotti differenti con diversa efficacia, ha avuto particolare successo in Italia nella produzione di shopper, per aggirare il divieto alla commercializzazione di sacchi non biodegradabili prima che, con l'ultimo decreto legge, il Governo fissasse lo standard EN 13423 come criterio per la biodegradazione.
Una seconda bordata agli oxo-degradabili è arrivata nei giorni scorsi dall'Assemblea annuale di EuPC, la federazione europea delle aziende che trasformano materie plastiche: sulla scorta di alcuni test condotti l'anno scorso, l'associazione ha chiesto di separare dal circuito di raccolta dei rifiuti plastici quelli in plastica degradabile e di mettere al bando i cosiddetti oxo-frammentabili. Questi materiali, già in percentuali intorno al 2% del peso dei rifiuti plastici avviati a riciclo, provocherebbero un elevato scadimento dei film estrusi con polietilene rigenerato.
EuPC afferma di aver condotto attraverso dei laboratori indipendenti 3.740 misurazioni su film ottenuti da 17 diverse miscele di rifiuti plastici. I risultati, secondo EuPC, mostrano chiaramente che già a partire da una concentrazione del 2% di plastica oxo-frammentabile nei rifiuti plastici avviati a riciclo si incomincia a notare un effetto estetico sul film, che ne comprometterebbe la qualità.
Lo studio sta proseguendo per valutare l'impatto sui film di altre bioplastiche presenti sul mercato "in modo da chiarire questa situazione ambigua".
Sempre secondo EuPC: "Le plastiche oxo-frammentabili non hanno un effetto ambientale positivo sugli attuali flussi dei rifiuti e andrebbero quindi vietate in Europa". Per la stessa ragione, plastiche degradabili e biodegradabili andrebbero raccolte in maniera differenziata per non inquinare la filiera del riciclo meccanico.

martedì 24 settembre 2013

INNOVATIVO MATERIALE PLASTICO

Alcuni ricercatori spagnoli hanno sintetizzato un polimero che permetterebbe la produzione di una plastica in grado di “guarire”, ossia di riparare da sola le sue parti danneggiate. Proprio come accade negli organismi viventi. La scoperta è stata annunciata dalla rivista Material Horizons, edita dalla Britain’s Royal Society of Chemistry.
L’invenzione prende il nome di Terminator, dal celebre robottone del cinema, sebbene non siano proprio chiari i legami al livello semantico con il tipo di plastica inventata dagli spagnoli. Ad ogni modo, la “plastica che si ripara da sola” ha almeno due utilità.
Innanzitutto, permette il risparmio ai possessori di oggetti costruiti con questo materiale. Un danno, se riparabile in automatico, ovviamente non costringe alle spese necessarie, di contro, a una riparazione e all’acquisto di un oggetto in sostituzione. Pensiamo, ad esempio, a dei paraurti in “plastica che si ripara”: un tamponamento non necessiterebbe l’intervento di un carrozziere.
In secondo luogo, l’ambiente ne gioverebbe. Quante discariche sono piene di plastica? Troppe. Ma con una plastica che si ripara da sola, non sarà necessario gettare alcunché nella spazzatura.
Il polimero Terminator funziona come un corpo umano, i “tessuti” si rigenerano. E’ stato realizzato un esperimento, ripreso da una telecamera e pubblicato su internet, che certifica l'efficacia dell’invenzione. Un oggetto è stato suddiviso in due parti e poi queste sono state accostate una all’altra. Ebbene, dopo due ore le parti si erano saldate. La capacità di riparazione è stata stimata nell’ordine del 97%.

Fonte:

lunedì 23 settembre 2013

PACKAGING 100% IN PLASTICA RICICLATA

E' stato realizzato dagli oleifici Mataluni il primo packaging eco-sostenibile in plastica 100% riciclata. L'azienda con l'innovativo progetto parteciperà alla settima edizione del “Sicura – QsA 2013”, la convention nazionale che si occupa di sicurezza alimentare, in programma a Modena il 24 e 25 settembre.


L’azienda sannita prenderà parte all’evento presentando il progetto “Re-Pack Edoils” (Use of 100% Post-Consumer Recycled Polyethylene Terephthalate to produce packaging for edible oils), con il quale si propone di produrre e immettere, per la prima volta sul mercato europeo, imballaggi per oli alimentari realizzati al 100% in plastica riciclata. L’intervento si inserisce nell’ambito del convegno “Come attuare e comunicare la sostenibilità nel settore dei materiali a contatto con gli alimenti”, a cura dell’Ordine dei Tecnologi Alimentari dell’Emilia Romagna, Toscana, Marche ed Umbria.

Novità per La nuova sfida lanciata dal complesso oleario di Montesarchio (BN) è quello di estendere il campo di applicazione dei materiali plastici riciclati, al momento limitata solo ad alcuni settori (acqua minerale e non-food), acquisendo così importanti elementi di competitività ed aprendo interessanti opportunità di sviluppo e innovazione.


L’utilizzo della plastica riciclata nell’imballaggio degli oli alimentari, infatti, rappresenta una novità assoluta in Europa. Per questo motivo, gli Oleifici Mataluni hanno deciso di avviare una linea pilota per la produzione di preforme, dalle quali saranno realizzate bottiglie in plastica riciclata. “L’utilizzo di materiali riciclati per la produzione di imballaggi per olio alimentare – spiega Maria Rosaria Galdi, consulente degli Oleifici Mataluni che collabora alle ricerche di soluzioni innovative per il packaging con il Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università di Salerno – è finalizzato alla riduzione dell’impatto ambientale, causato dalla scarsa valorizzazione e dall’accumulo di materiali polimerici in discarica e nell’ambiente. La diffusione di packaging realizzati con materiali riciclati e riciclabili favorirà l’innescarsi di un ciclo virtuoso che parte da una corretta progettazione, dall’utilizzo di manufatti che garantiscano al consumatore la sicurezza e la qualità dell’alimento e che si completa con la valorizzazione del fine vita dell’imballaggio stesso. Inoltre, l’uso di PET riciclato piuttosto che di PET vergine per la realizzazione di packaging per beni di consumo di massa, comporta una riduzione di emissioni di CO2 data dal minore impiego di risorse petrolifere non rinnovabili, che sono attualmente le principali fonti per la sintesi di tale plastica”.



Il progetto è di durata triennale finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del programma CIP Eco-Innovation – nel giugno scorso è entrato a far parte del Libro d’Oro della Responsabilità Sociale d’Impresa e del Sodalitas Social Solution, il database online sulla Sostenibilità d’Impresa più completo a livello europeo. L’obiettivo, dunque, è quello di incoraggiare il riciclo delle bottiglie in PET per alimenti, rendendo i rifiuti una risorsa da valorizzare.

Fonte: 

DIFENDERE I SACCHETTI DI PLASTICA E' POSSIBILE?

Stephen Joseph combatte la più persa delle battaglie perse, ma ha degli argomenti

In Italia è entrato in vigore il divieto di commercializzare sacchetti di plastica, da anni indicati come uno dei rifiuti più diffusi e dannosi tra quelli in circolazione. Negli Stati Uniti diverse città li hanno messi al bando negli ultimi mesi. La Blue Ocean Society for Marine Conservation ha stimato che circa il 50 percento dell’immondizia presente nelle acque degli oceani sia costituita da plastica. Più di un milione di uccelli e di centomila mammiferi marini morirebbero ogni anno per avere ingerito plastica trovata in acqua. Qualche anno fa, a largo della costa della California è stata individuata una enorme massa fluttuante composta da rifiuti prevalentemente di plastica, che occupa un’area di estensione pari al territorio del Texas.


In California i sacchetti di plastica hanno trovato un difensore, racconta il Wall Street Journal, ed è un difensore atipico. Si chiamata Stephen Joseph e non è affatto una persona disinteressata all’inquinamento e alle sorti del pianeta: è un attivista, è democratico, fa lobbying in favore delle energie rinnovabili, è noto per aver costretto nel 2003 la Kraft a eliminare gli acidi grassi insaturi dai biscotti Oreo e per aver fatto causa a McDonald’s nel 2005 accusandola di scarsa trasparenza. Da qualche tempo dirige un sito che si chiama SaveThePlasticBag.com, salvate i sacchetti di plastica. I suoi amici e colleghi dicono che non lo riconoscono più.
Joseph fa propaganda a favore dei sacchetti di plastica e sostiene che abolirli fa aumentare la diffusione dei sacchetti di carta, che a suo dire sono molto dannosi per l’ambiente. Il punto di Joseph è questo: sì, i sacchetti di plastica fanno male all’ambiente. Così come un sacco di altri prodotti, tra cui i sacchetti di carta, che non ci sogniamo di abolire. Gli studi finanziati dall’industria della carta accusano i sacchetti di plastica; gli studi finanziati dall’industria della plastica accusano i sacchetti di carta. Bisogna scegliere il male minore.
Produrre sacchetti di carta, infatti, richiede più risorse e genera più emissioni di gas serra rispetto a produrre sacchetti di plastica. Joseph, inoltre, contesta l’esistenza dei famigerati agglomerati di sacchetti di plastica nell’oceano, accusa i gruppi anti-plastica di diffondere informazioni false o inaccurate e di ignorare i problemi collegati ai sacchetti di carta. Ha fatto causa a diverse città californiane che hanno emesso divieti sui sacchetti di plastica e ha minacciato di fare altrettanto con Santa Clara County, San Diego, Santa Monica, Mountain View, Morgan Hill, Palo Alto e San José, che si stanno muovendo nella stessa direzione. L’esito delle cause non è del tutto scontato: nel febbraio del 2009 Joseph ha vinto una causa contro Manhattan Beach. Altre città hanno commissionato degli studi i cui risultati invitano alla prudenza: ridurre i sacchetti di plastica può far aumentare le emissioni di gas serra. Alla fine della fiera, non è chiaro cosa faccia peggio all’ambiente.
Joseph sostiene che i sacchetti di plastica facciano meno male di quelli di carta ma sa che la sua è una battaglia persa. I sacchetti di plastica sono uno dei massimi simboli dell’inquinamento e lui si limita a dire che quelli di carta inquinano ancora di più: ma anche se produrre i sacchetti di carta dovesse comportare maggiori emissioni di gas serra, il problema della biodegradabilità non è aggirabile. Lui però tira dritto, le prova tutte, ogni tanto qualcuna gli riesce: e pazienza se i suoi amici ed ex colleghi non lo riconoscono più.

Fonti:

UNA BOTTIGLIA DI PLASTICA VALE FINO A 15 CENTESIMI!

E' già realtà da alcuni anni in molti paesi europei e ora è arrivato anche in alcuni Comuni della nostra penisola.
In varie località del Veneto, a Misano Adriatico e a Ferrara è stato introdotto il sistema di restituzione a coupon che segue un facile procedimento: si getta una bottiglia di plastica vuota in una macchina - una sorta di compattatore - e in cambio si ottiene un coupon da utilizzare come buono sconto quando si fa la spesa.
Il guadagno per ogni bottiglia riciclata è 15 centesimi. Complessivamente i cassonetti speciali hanno raccolto nove tonnellate di plastica per un valore pari a 60 mila euro di coupon.
Nella provincia di Varese lo stesso sistema è stato adottato con alcune modifiche. Al posto del coupon si ottengono sconti direttamente sulle tasse sui rifiuti.


Fonte: